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Con
la caduta dell'Impero romano e l'avvento delle invasioni barbariche, giunsero
i Longobardi, che scesero, per alcuni nel 595, ad occupare anche le compagne
larigiane (a testimonianza di quella presenza nelle nostre colline è
rimasto, tra gli altri, a Usigliano il toponimo «Sala», ="residenza
di campagna"). I Longobardi giunti in Tuscia attraverso il passo
della Cisa occuparono Lucca, che divenne capitale del ducato di Tuscia
e di lì iniziarono la penetrazione verso Sud, conquistando parte
del Valdarno, della Valdera e delle Colline Pisane a spese di Pisa e Volterra,
rimaste più a lungo bizantine. In questo modo Lari e il suo territorio
si trovarono a far parte della diocesi di Lucca, nonostante la notevole
distanza dalla sede vescovile.
La diocesi di Lucca era suddivisa in pivieri. Ogni pieve, dove era il
fonte battesimale, aveva affiliate a se diverse chiese: nei dintorni di
Lari sorgevano le pievi di Triana, a cui la chiesa di Lari era affiliata,
S. Giovanni in Valdisola, Bagno, Sovigliana. Durante l'epoca carolingia,
caratterizzata dalla prassi instaurata da Carlo Magno di far coincidere
l'amministrazione civile con quella ecclesiastica, Lucca iniziò
a controllare Lari, sito all'interno della diocesi lucchese.
Il connubio tra potere civile lucchese e Arcivescovo di Lucca fu perfetto
(VOLPE). In questo periodo venne prodotto un documento, datato 968 d.C.
e registrato a Volterra, in cui si parla per la prima volta di Lari. Sulla
base dei propri possedimenti, gestiti attraverso le pievi, la chiesa lucchese
legò a se i membri dell'aristocrazia cittadina, concedendo livelli
nell'intera diocesi. Così fu abbastanza facile nel 1120-1150 per
il rinforzato potere civile della città di Lucca, in questo momento
rappresentato dal Comune, recuperare il dominio sul territorio di Lari
(PESCAGLINI).