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Il
governo fiorentino, nella gestione del contado pisano, optò per
una radicale semplificazione del sistema amministrativo: il contado fu
infatti diviso in tre grandi vicariati, con sede a Vicopisano, per la
Valle del Serchio e il Valdarno, Palaia, per la Valdera, e Lari, per le
colline (LEVEROTTI). Il Vicario di Lari era detto «Vicarius Laris
et Collinarum», con la variante di qualche anno dopo in «Vicarius
Collinarum Superiorum et Inferiorum». Il primo vicario fu Angiolo
di Giovanni da Uzzano. In un primo tempo il vicariato di Lari venne diviso
nelle tre podesterie di Lari, Crespina e Rosignano, aggregando una decina
di ex-capitanie.
Ai fiorentini risultò chiara l'impossibilità per la popolazione
locale di assicurare il funzionamento delle numerose sedi amministrative
precedenti. Inoltre la città del giglio da subito cominciò
a scalfire i privilegi dell'Arcivescovo di Pisa, infeudando i beni della
Curia arcivescovile alle comunità (LEVEROTTI). Inoltre, con l'elaborazione
di nuovi statuti per tutte le comunità, si mirò a contenere
il numero dei privilegi della città di Pisa e dei signori rispetto
alle popolazioni dei centri rurali minori.
Molti furono i centri del pisano che nel 1431 si ribellarono a Firenze.
Lari fu occupato dalle truppe di Niccolò Piccinino che catturarono
il vicario Lodovico Zanobi della Bardessa. Nel 1433 Lari tornò
sotto Firenze. I Fiorentini in quella occasione colpirono duramente le
cittadine ribelli e distrussero diversi castelli giudicati più
nocivi che utili.
Con Pisa, anche Lari tornò a ribellarsi al dominio della città
del marzocco nel 1494, per tornare sotto i Fiorentini nell'inverno del
1495 in seguito all'intervento delle truppe di Guidobaldo, duca di Urbino.
Ma i Pisani, consapevoli della vitale importanza del castello di Lari,
la notte del 30 giugno 1496 attaccarono la cittadina, credendo che fosse
difesa da non più di 80 soldati. Per quattro ore si protrasse la
«crudelissima battaglia, essendo eglino tra cavallo e a piè
non meno di 4000 uomini, e trovato che la notte innanzi vi erano entrati
[in Lari] 400 provvigionati: se ne partirono con morti e feriti di molti
di loro; ne mai si esercitò guerra con più rabbia e crudeltà
tra molti di loro, ne con maggior arte e inganni tra i principi che per
questo» (AMMIRATO).
Un analogo tentativo venne eseguito dalle truppe tedesche di Massimiliano
I. Egli intervenne a fianco di Pisa, quando Lari era presidiata dalle
truppe di Ciriaco di Borgo S. Sepolcro e di Ceccone di Barga, con commissario
Alessandro degli Alessandri. Il NARDI, riportato dal CACIAGLI, narra che
i soldati della guarnigione in Lari, preavvisati, «li aspettarono
prudentemente senza scoprirsi e far rumore alcuno infino a tanto che furono
scesi ne' fossi del castello, dove, essendo poi assaltati con le artiglierie
sassi e fuochi, per ciò ordinati, vi lasciarono [i tedeschi] morti
una gran parte di loro».
Restaurato il potere fiorentino, il territorio del vicariato di Lari venne
ampliato e diviso in tre podesterie, con sede in Lari, Palaia (non più
sede di Vicariato), e Peccioli. Sul finire del cinquecento nell'ex-territorio
della Repubblica di Pisa i principali luoghi di governo erano Pisa, dove
c'era un Commissario, Livorno, con un Capitano, e Vicopisano, Campiglia
e Lari con un Vicario per ognuno di essi(CASINI, 1961, "Il Vicariato...").
Nelle podesterie del Vicariato di Lari (ad eccezione fatta per Lari, dove
il Vicario assommava in sè anche le funzioni del Podesta') il Podesta'
esercitava la giurisdizione civile e, in misura limitata, anche quella
penale (CASINI, 1967).
Durante i piu' di quattro secoli di vita il Vicariato raggiunse la sua
massima espansione territoriale tra il XV e il XVI sec., periodo in cui
comprendeva le terre che si estendevano dal Gabbro, Rosignano Marittimo,
alle podesterie di Palaia e Peccioli, con a nord Ponsacco, Pontedera,
Collesalvetti, e a sud Riparbella, Vada con la costa tirrenica (TREMOLANTI).
Il Vicario veniva sorteggiato fra i cittadini di Firenze e il suo ufficio
durava sei mesi.
I vicari entravano in carica il 26 Settembre e il 25 Marzo di ogni anno.
«Il Vicario, munito di una lettera di nomina del granduca, andava
a Lari con il suo seguito e si presentava al palazzo del Vicario. Poi
si recava in chiesa, dove prestava giuramento nelle mani del cancelliere,
promettendo di esercitare bene le sue funzioni, di osservare gli statuti
ed ordinamenti di Lari, non che' le leggi del Comune di Firenze, di contentarsi
dei salari ed emolumenti concessi dalle dette leggi, di amministrare imparzialmente
la giustizia a tutti e specialmente di aver riguardo alle vedove, ai pupilli,
ai miserabili, di difendere i beni del vicariato, di sottoporsi a sindacato
al termine dell'ufficio» (CASINI, 1961).
Per ciò ai vicari erano richieste, oltre ad una buona preparazione
giuridica, cognizioni di strategia militare, dato che era loro compito
guidare le milizie del luogo in caso di necessita'.
Il seguito del vicario era composto da un cavaliere, un notaio, e da quattro
soldati. Spesso anche la famiglia lo seguiva nei sei mesi trascorsi a
Lari. Per svolgere il servizio gli erano assegnati anche due cavalli.
Stipendiato nel '500 con 300 lire al mese, con le quali doveva provvedere
al mantenimento anche degli ufficiali al suo seguito, il vicario non guadagnava
molto.
Allo scadere dei sei mesi il vicario era soggetto al sindacato da parte
di appositi "Sindaci", che provvedevano a far bandire pubblicamente
«nei luoghi consueti dei comuni dal banditore di ogni podesteria,
preceduto dallo squillo di trombe», che chiunque avesse delle lamentele
nei confronti del Podestà o del Vicario si presentasse al cospetto
dei suddetti sindaci. Essi poi, raccolte le proteste, provvedevano a giudicare
il vicario assolvendo o condannando il suo operato.
Nel 1772 i vicariati dello stato toscano vennero distinti in "Vicariati
Maggiori" e "Vicariati Minori":
Lari divenne vicariato maggiore, estendendo il territorio di competenza.
Con il Codice leopoldino del 1786, influenzato dalle idee del Beccaria,
i Vicari vennero autorizzati a infliggere solo alcune pene: carcere a
pane ed acqua, esilio dal territorio vicariale, gogna, frusta pubblica,
confino (CANOSA).
Sotto il governo francese (1807-1814) vennero aboliti i vicariati e le
podesterie, sostituite a Lari da una Giudicatura di Pace, con un Giudice
di Pace la cui giurisdizione era limitata alle sole comunita' di Lari
e Chianni.
Con la legge 13 Ottobre 1814, volta a restaurare la situazione precedente,
alla figura ripristinata del vicario venne affidato anche l'incarico di
far rispettare le disposizioni sanitarie, di visitare due volte al mese
e giudicare sul loro operato gli ospedali, nonchè amministrare
le carceri, le scuole, i collegi, i monasteri, assommando in sè
compiti di vigilanza finanziaria e di polizia giudiziaria.
Aveva il potere di condannare anche chi fosse stato assolto per insufficienza
di prove dalla magistratura ordinaria. Con la riforma del 9 Marzo 1848
il Vicariato fu abolito. Per le funzioni giudiziarie civili e penali venne
istituito il Pretore e per gli affari di polizia un Delegato di Governo.
Il Pretore di Lari aveva giurisdizione sulle Comunità di Lari,
Fauglia, Lorenzana, S. Luce, Chianni, Collesalvetti e dal 1849 su quelle
di Peccioli, Lajatico e Terricciola; la sua sfera di competenza era limitata
a reati la cui pena prevista non eccedesse i quindici giorni di carcere,
e (dal 1853) i trenta giorni. Nei processi del Tribunale di prima istanza
il Delegato di Governo, dipendente dal Pretore di Pisa, svolgeva le funzioni
di Pubblico Ministero. Il Delegato poteva anche arrestare, far perquisire
a propria discrezione persone sospette, politicamente e moralmente giudicate
pericolose, ricevendo ulteriori poteri nel 1852, in seguito ai moti liberali.